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CORRERE AL MARE FA BENE

di Stefano Di Maria.

Stamattina ho incrociato una signora che correva.

Dice la signora che correre al mare, all’alba, fa bene. Ma poi continua a correre e non mi spiega.

La guardo, vedo che strada prende: fa esattamente le curve che l’acqua in arrivo segna sulla sabbia. É come se avesse solo un verso ma nessuna direzione precisa. É come se dovesse ricalibrare, ogni volta, la sua bussola.

Mi incuriosisce il suo correre al limite, al perimetro della terra ferma, dove non si può andare oltre perché poi si nuota!

Chi va a correre affianco al mare, all’alba, va a cercare la bellezza di ciò che è mutevole, del gioco di colori, del rispettoso ordine di arrivo delle onde. É una corsa di buone maniere, con il “Buon giorno” sul filo del fiatone, col silenzio nelle orecchie perché non servono gli auricolari per ascoltare la musica. Per staccarsi dal mondo…

Chi va a correre al mare, all’alba, ha bisogno solo di quello che c’è, null’altro da aggiungere. Al massimo, tenta di sfuggire da quel “se stessi” che si tornerà ad essere a corsa finita, ad alba compiuta. Magari ci sarà ancora il tempo per sedersi a rimettere le scarpe guardando il mare che giunge incontro, che continua a correre e rincorrere il mondo stressato.