di Stefano Di Maria.
Complimentarsi dopo un evento è quasi un rituale che rischia di perdere autenticità. Per questo un complimento va motivato: è necessario dire cosa è stato interessante e cosa ha davvero toccato il cuore. Chiara e Claudia, nostre primule della Virtus, sono sbocciate vincendo l’imbarazzo di un microfono, di una platea, di qualche imprevisto affrontato con grazia.
La serata con le famiglie è stata un fuoco d’artificio di parole sotto un solido cielo stellato. Non c’è stato spazio per la malinconia ma, accanto ai valori senza tempo che vengono dalle origini, abbiamo iniziato a fissare anche il trampolino di lancio per il futuro. E si può saltare, cadere, atterrare lontano, volare… tutto dipende dalle motivazioni.
I nostri giovani hanno capito che per correre serve una direzione, serve uno scopo. Hanno capito che nella Virtus non si fa solo sport: si coltivano valori e legami che abbracciano l’intera comunità. Fare “famiglia” attorno allo sport significa tifare per la vita dei ragazzi, prima ancora che per i loro risultati.
Ci siamo promessi di ritrovarci l’anno venturo, più uniti, mantenendo equilibrio tra serietà e divertimento, tra allenamento e crescita umana. Per fortuna, il piccolo mondo che abbiamo attorno continua a offrirci esempi umani di grande valore e ogni anno ci mettiamo alla loro ricerca per dirgli che per noi sono importanti.
E questa sera i ragazzi hanno premiato con una consapevolezza: un riconoscimento è gratificante per chi lo riceve, ma è altrettanto importante per chi, in platea, può imparare dai meriti altrui.
Con coraggio, motivazione e costanza, la Virtus può continuare a correre.
E continuare a vincere.