di Stefano Di Maria.
Dalle viuzze del paese, i bambini e le bambine sono arrivati a gruppetti: fratelli, cugini, amichetti. Senza dare la mano agli adulti, perché in questi posti gli spazi sono ancora a misura di tranquillità e le piazzette sembrano aspettare il gioco.
Con cinque semplici nastri bianchi, la pista delle corse di velocità e di resistenza ha abbracciato la scuola, la chiesa, la piazza e il monumento ai caduti. Mancava solo lo sport a completare tutto ciò che serve a un luogo per essere davvero ricco, nel senso più autentico del termine.
Per chi viene dalla città è un piacere per gli occhi e per il cuore incontrare una fanciullezza che sa ancora giocare vivace per strada, che partecipa con entusiasmo senza bisogno della tecnologia, che si mette in gioco con semplicità ma anche con la determinazione di portare a termine ogni prova senza arrendersi, perfino quando si arriva ultimi.
E allora via con le gare di velocità, quelle che generano il vento. Poi tutti a lanciare il vortex, per sperimentare il volo. E ancora, coraggio nelle gambe per affrontare le vie del paese in una corsa più lunga, di quelle che insegnano a conquistare lo spazio per abitarlo e imparare ad apprezzarlo.
Le fotografie di un pomeriggio come questo, a Petrella Tifernina, sono certamente il ricordo di ore liete trascorse insieme ma sono, soprattutto, la testimonianza di una tenera gioventù che accoglie con semplicità ciò che sarebbe naturale a quella età. È la testimonianza concreta di quella che oggi chiamano “resistenza delle aree interne” e che qualcuno definisce restanza…ma che, probabilmente, potrebbe essere una misura umana della vita.