di Roberto Palladino.
“Il cervo vecchio chiese al cane cieco: – Ma gli uomini, sono tutti adulti? -.
E il cane cieco rispose: – No, ve ne sono anche di saggi: li chiamano bambini. -” (Francesco Vidotto, romanziere contemporaneo).
Mancavano poche settimane a quel 15 maggio del 2010 quando tu, Nicola, sollecitato dalla maestra Maria Rosaria, incontrasti gli alunni della scuola elementare di Guardialfiera, per raccontarti. E fu proprio in tale occasione che maturasti la convinzione che molti di quei bambini, così carichi di sogni e di buoni propositi, sarebbero cambiati nel diventare adulti e sviluppare e rivelare tendenze opposte alle premesse.
Non per questo ti sottraesti alla tua mission. La convinzione che attraverso lo sport, quello vero, sano, libero da traffichini di basso borgo, da meschini intrallazzatori e miserabili affabulatori, si potesse indirizzare e accompagnare i ragazzi nel loro percorso di vita, ti sostenne fino in fondo.
E questo facesti allorché una mano oscura ti strappò prematuramente alla famiglia e ai tuoi ragazzi. Ma fu proprio allora che la tua vision si manifestò in tutta la sua forza: la tua icona divenne ancora più peculiare, perché singolare e straordinaria, e la Virtus, grazie al tuo operato ed alla tua testimonianza, ancora più stimolante, perché preziosa ed esaltante.
A distanza di tanti anni, i ragazzi, le famiglie, la società, sono mutati radicalmente e risulta arduo rincorrere e adeguarsi a cambiamenti sempre più repentini. Emozioni e commozioni si spengono sul nascere; sogni e promesse svaporano alla prima flebile brezza. Eppure tu, Nicola, saresti stato certamente in grado di sostenerne il ritmo. La tua innata capacità di prevedere e prevenire gli eventi in largo anticipo, ti avrebbe permesso di intervenire sempre con opportuna tempestività.
Ancora oggi il tuo ricordo e la tua immagine campeggiano nel cuore e nella mente di chi ha avuto il privilegio di affiancarti. Seppure i volti mostrano ormai i segni del tempo, si cerca tenacemente di emularti. Si prova, come tu hai saputo fare, a sentirsi ancora bambini. A recuperare la disarmante meraviglia dello sguardo. A provare rammarico per le piccole delusioni o entusiasmo per le semplici soddisfazioni.
E chissà, forse è proprio il messaggio che hai voluto trasmettere. Forse, è proprio questo il tuo testamento.